Il baiji, vittima della Diga delle Tre Gole

baiji delfino di fiume cinese
By Roland Seitre – Institute of Hydrobiology, Chinese Academy of Sciences, CC BY-SA 3.0

Il lato negativo della pianificazione cinese

Nell’ultimo decennio, la costruzione della Diga delle Tre Gole ha cambiato definitivamente il paesaggio dello Yangze. Quello che purtroppo è stato ignorato, o sottovalutato, è l’impatto di questa opera sull’ambiente. Il primo grave problema è legato alle conseguenze dell’inquinamento del fiume che, a seguito del blocco idrico costituito dalla diga rischia di trasformare lo Yangze in una discarica a cielo aperto. La diga ha inoltre provocato l’inondazione di 30.000 mq di terre arabili in un paese che ne soffre per la mancanza, oltre che l’inondazione di 1300 siti archeologici, 13 città, 140 paesi e 1352 villaggi. Non sono stati presi in considerazione nemmeno i costi in termini umani, costringendo all’esodo un milione e 400 mila persone, forzate ad abbandonare le terre dei loro antenati.

I danni alla biodiversità

È paradossale, poi, che la strategia scelta per affrontare il problema idrico abbia irreparabilmente danneggiato la biodiversità del paese. Man mano che la costruzione avanza in tutta la nazione, i paesaggi naturali vengono danneggiati, perdendo la propria biodiversità, poiché tutti e tre i percorsi cambieranno l’idrologia naturale su una scala senza precedenti. Piante acquatiche, insetti, vongole d’acqua dolce, bianchetti e alghe sono tra le specie che ne saranno maggiormente colpite. Ma l’esempio più eclatante rimane quello del delfino baiji.

Il delfino di fiume cinese e la sua estinzione

La Diga delle Tre Gole ha cambiato definitivamente il paesaggio dello Yangze, danneggiando l’habitat del delfino baiji, una specie che era già in via di estinzione quando i lavori di costruzione sono iniziati.

Il delfino baiji, o delfino di fiume cinese, veniva anche chiamato “la bellissima dea dello Yangze” (il fiume Azzurro). Piccolo, quasi completamente cieco e bianco, questo mammifero ha vissuto per 20 milioni di anni nel fiume azzurro, in Cina. Questa specie è passata da una popolazione di circa 6.000 esemplari una cinquantina di anni fa, all’estinzione funzionale alla fine del 2006[1].

Il baiji è stato dichiarato estinto nel dicembre 2006 a seguito di un’indagine dedicata intensa, attentamente gestita e approfondita dell’intero fiume Yangze, che non è riuscita a individuare o udire un solo baiji (due barche hanno esaminato l’intera area in cui storicamente viveva il baiji due volte in 6 settimane interamente dedicate alla sua ricerca). Da allora non ci sono stati avvistamenti verificati e quindi l’unica conclusione a cui possiamo giungere è che il baiji si sia estinto. La scomparsa del baiji è stata rapida quanto scioccante.

La specie Baiji Lipotes vexillifer

Il baiji Lipotes vexillifer rappresentava un ramo unico della storia evolutiva di balene, delfini e focene; era l’unico rappresentante vivente della famiglia Lipotidae e quindi la perdita del baiji, un delfino evolutivamente distinto, senza parenti stretti, equivale alla perdita di un’intera famiglia di mammiferi, ed è, chiaramente un’enorme perdita di biodiversità.

È la prima volta da 50 anni che una specie di grande mammifero si estingue e la sua scomparsa è dovuta direttamente all’intervento dell’uomo nell’ambiente.

Prima dell’industrializzazione della Cina negli anni ’50 c’erano circa 6000 baiji che vivevano nel fiorente ecosistema dello Yangtze. Popolavano il fiume migrando dalla sorgente alla foce e viceveresa. Verso la metà del 1980, alcune ricerche sul campo evidenziarono che solo poche centinaia di baiji erano rimasti in vita. Nel 1990, il baiji era in grave pericolo di estinzione: si pensava che ne fossero rimasti solo 100 e nel 1997 ne rimanevano solo 13. Il fattore principale che ha guidato questo declino è stato probabilmente l’insostenibile pesca, insieme al degrado e all’inquinamento dell’habitat su più ampia scala.

La perdita di questo delfino di fiume unico e straordinario avrebbe potuto essere evitata, lavorando con più attenzione per il rispetto della biodiversità.

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Pubblicato da cinesespresso

Amante della Cina e di tutto quello che la riguarda dal 2005.