Genesi del CAI e riforme in Cina

I cambiamenti avvenuti in Cina dall'ascesa di Xi Jinping hanno portato il paese ad intervenire sempre di più nel contesto internazionale
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Il 18 ottobre 2013 la Commissione Europea ha ricevuto il mandato dal Consiglio dell’Unione europea per negoziare un accordo sugli investimenti con la Cina (in seguito denominato Comprehensive Investment Agreement, o CAI). Tali negoziati hanno dato il via a significative riforme in Cina in particolar modo, oltre che nell’Unione Europea.

L’ascesa di Xi Jinping

Il più importante dei cambiamenti in Cina è rappresentato dalla leadership. Nel 2012, Xi Jinping è diventato segretario generale del Partito comunista cinese (PCC) e presidente della sua Commissione militare centrale, e nel marzo 2013 è stato eletto presidente della Cina all’Assemblea nazionale del popolo. Da quel momento, fino ad oggi, Xi Jinping ha continuativamente consolidato tutti e tre i ruoli principali del partito nelle sue mani. Ciò ha significato l’inizio di una trasformazione della politica interna ed estera cinese, principalmente su tre fronti:

1) centralizzazione del potere di Xi all’interno del partito contestualmente alla dotazione del partito di maggiori competenze nel sistema politico cinese, rafforzando le competenze del PCC in aree cruciali: nell’economia e nel mondo degli affari, nelle istituzioni statali e nel massiccio controllo della società (caratterizzato da un alto grado di digitalizzazione);

2) diplomazia assertiva nei confronti dei partner e delle organizzazioni internazionali;

3) sfruttamento della globalizzazione a scapito di altri paesi come motore principale dello sviluppo.

Nessuna di queste politiche rappresentava una nuova iniziativa, ma sotto Xi Jinping sono state tutte significativamente rafforzate. Allo stesso tempo, tali scelte hanno influenzato i rapporti con l’Unione Europea, sia politicamente che economicamente, durante i sette anni di trattative per stilare il CAI. Contestualmente, il Partito è stato sommerso da campagne anticorruzione che hanno preso di mira non solo funzionari di basso e medio livello, ma anche ex membri di alto rango del Comitato permanente del Politburo del PCC e di altri organismi, principalmente con il fine di legittimare l’eliminazione degli oppositori politici del leader del partito, come è successo a Bo Xilai. Diverse competenze statali sono state rilevate da varie commissioni all’interno del Comitato centrale del PCC create ad hoc per l’occasione. La maggior parte delle commissioni più importanti, quali, per esempio, politica estera, riforme ed economia, sono presiedute da Xi Jinping in persona.

Riforme in Cina e nuove normative

Il valore cumulativo degli investimenti diretti Europei verso la Cina negli ultimi 20 anni ha raggiunto i 140 miliardi di Euro, mentre gli investimenti diretti cinesi in Europa hanno toccato i 120 miliardi di Euro. Tuttavia, negli ultimi tempi, le aziende Europee hanno relativamente perso interesse nell’investire in Cina, in parte per via delle barriere all’ingresso dal punto di vista amministrativo, in parte per via dei cambiamenti nella catena del valore globale, ed alcune aziende, come, per esempio, Carrefour, hanno addirittura abbandonato il paese. Per continuare ad attirare capitali stranieri, durante il Congresso Popolare Nazionale del 2020, il Primo Ministro Li Keqiang ha annunciato il proseguimento delle riforme di mercato annunciate già da tempo dal Presidente Xi Jinping, incluse ulteriori aperture di settori precedentemente vietati agli investitori stranieri. In tal senso, la cosiddetta “lista negativa” di settori proibiti è stata ulteriormente ridotta, aprendo i capitali stranieri ai settori dei servizi finanziari, dell’urbanistica, nucleare ed automobilistico. In aggiunta, nell’Agosto 2020 il Presidente Xi ha riaffermato l’impegno di far giocare ai mercati un ruolo decisivo nell’allocazione delle risorse. Il rovescio della medaglia, è, però che sono state introdotte varie normative legali con giurisdizione diretta su entità cinesi e straniere: Legge sulla sicurezza dello Stato (2015), Legge antiterrorismo (2015), Legge sulla sicurezza informatica (2017) e Legge sull’intelligence nazionale (2017). Questa centralizzazione del potere ha comportato massicce campagne contro i gruppi di opposizione, inclusi gli avvocati (repressione “709” del 2015), attivisti per i diritti umani, membri di comunità religiose e giornalisti, in particolar modo durante la pandemia di COVID-19 a Wuhan, oltre che utenti attivi sui social media e blogger. Tutte queste norme prevalgono sul CAI. A causa di queste situazioni, le politiche interne ed economiche della Cina e le relazioni tra Unione Europea e Cina sono profondamente mutate.

Le reazioni dell’UE alle riforme in Cina

La risposta dell’UE ai cambiamenti della politica cinese è stata graduale. Sia l'”Agenda UE-Cina per la cooperazione 2020″ (dal 2013) che “Elementi per una nuova strategia dell’UE sulla Cina” (introdotta nel 2016) hanno affrontato questi temi utilizzando una comune retorica di impegno nei confronti della Cina, pur rilevando le difficoltà nei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese. L’UE tende principalmente a fare affidamento su dialoghi ufficiali, comunicazione a livello politico e meccanismi di risoluzione delle controversie già esistenti come strumenti in risposta alle pratiche sleali cinesi. Tuttavia, queste strategie non hanno mai avuto successo. Nel documento “EU-China Strategic Outlook”, pubblicato nel 2019, la Commissione Europea valutava e presentava lo stato delle relazioni tra Europa e Repubblica Popolare Cinese. Oltre ad essere descritta come un concorrente dal punto di vista economico ed un partner strategico, la Cina veniva considerata un rivale sistemico dell’Unione Europea, in quanto promotore di un modello di governo alternativo a quello Europeo. Essenzialmente, il punto debole dell’Unione Europea nelle relazioni con la Cina è la separazione che ancora sussiste tra le relazioni commerciali e quelle di politica estera generale. Questa discrepanza indebolisce la leva politica dell’UE nelle relazioni con la Cina.

Le ragioni dietro alla negoziazione tra Cina ed UE

L’UE ha negoziato un accordo sugli investimenti con la Cina perché i legami commerciali e finanziari tra l’UE e la Cina sono molto importanti. L’UE e la Cina sono mercati strategici l’uno per l’altra, scambiandosi in media oltre 1,5 miliardi di euro al giorno. Il mercato cinese è ampio ed in rapida crescita. Esso piò contare 1,4 miliardi di consumatori e il suo peso come terza economia mondiale rappresenta un’importante opportunità commerciale per le aziende europee. Quando le aziende Europee hanno la possibilità di competere e prosperare in tale mercato, generano benefici che ricadono direttamente sull’economia Europea, in termini di maggiore produttività, ottenuta tramite un ampliamento su larga scala delle loro operazioni internazionali, esportazioni, innovazione, competitività globale. Tuttavia, il mercato Cinese è stato tradizionalmente più chiuso per i capitali stranieri rispetto a quello Europeo. Le società Europee operanti in Cina non hanno potuto beneficiare degli stessi livelli di trasparenza e di concorrenza leale rispetto alle aziende Cinesi operanti nel mercato UE, per via della mancanza (più o meno voluta) di riforme in Cina che fossero adeguate al contesto internazionale. Lo scopo dell’accordo è quello di dirigere l’Unione Europea verso nuove relazioni economiche UE-Cina, in modo da renderle più equilibrate, andando a ri-bilanciare il trattamento riservato agli investitori stranieri di nazionalità Europea in Cina e viceversa.

Pubblicato da cinesespresso

Amante della Cina e di tutto quello che la riguarda dal 2005.